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Il sonnifero e i cazzi


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
03.03.2026    |    374    |    0 9.0
"Elena rideva tra un gemito e l'altro, schiaffeggiando il viso paralizzato di Marco..."
Marco non riusciva più a dormire. Ogni notte, gli incubi lo tormentavano: immagini vivide di sua moglie Elena, quella bellezza mediterranea di trentacinque anni con curve generose e capelli neri cascanti, che si dimenava sotto il corpo di un negro enorme, brutto, con la pelle nera come la pece e un cazzo mostruoso che la riempiva senza pietà. 'Cara, perché vai a letto con quel negro brutto?' le aveva chiesto una sera, la voce tremante mentre cenavano. 'Lo so che mi tradisci, lo sogno la notte. Basta, ti prego.' Elena aveva alzato gli occhi dal piatto, un sorriso beffardo sulle labbra rosse. 'Sei pazzo, Marco. Sono solo i tuoi sogni stupidi.' Non ci aveva pensato neanche un secondo, cambiando discorso come se niente fosse. Ma Marco sapeva. Lo sentiva nel suo cuore spezzato, nei silenzi di lei, nei profumi strani che aleggiavano in casa dopo le sue 'uscite con le amiche'.

Quella sera, come al solito, Marco inghiottì il sonnifero prescritto dal medico per i suoi disturbi del sonno. Si sdraiò sul letto matrimoniale, il corpo esausto dal lavoro in fabbrica, mentre Elena si preparava in bagno. 'Buonanotte, amore,' gli disse lei, baciandolo sulla fronte con finta tenerezza prima di spegnere la luce. Marco scivolò nel buio, il farmaco che lo avvolgeva come una nebbia densa.

Ma non era un sonno profondo. Elena aveva aumentato la dose nel suo bicchiere d'acqua quella sera, quel tanto che bastava per tenerlo in uno stato di semi-coscienza, paralizzato ma consapevole. Quando la porta della camera si aprì piano, e tre figure nere entrarono – Jamal, il primo che Marco aveva 'visto' nei sogni, con il suo fisico massiccio e il viso butterato; poi Kwame, alto e muscoloso con vene gonfie sulle braccia; e infine Ousmane, il più giovane ma con un'erezione perenne e aggressiva – Marco sentì tutto. I loro passi pesanti sul pavimento, le risate gutturali in un misto di inglese e dialetti africani. Elena li accolse nuda, il corpo illuminato dalla luce del corridoio: tette sode che dondolavano, figa rasata e già bagnata dall'eccitazione, culo rotondo pronto per essere usato.

'Ti ho portato i miei amici, tesoro,' sussurrò Elena a Marco, scuotendolo piano per la spalla. I suoi occhi si aprirono a fatica, la vista offuscata, il corpo pesante come piombo. Provò a muoversi, ma le braccia non rispondevano. 'Guarda bene, cuckold. Questa è la tua vita ora.' Jamal fu il primo: si slacciò i pantaloni, tirando fuori il cazzo nero enorme, spesso come un avambraccio, cappella viola e lucida. Elena si mise a quattro zampe sul letto, proprio accanto a Marco, il culo verso di lui. 'Inculami, Jamal. Fammi sentire cosa non può darti tuo marito.' Il negro afferrò i fianchi di lei, sputò sulla cappella e spinse. L'ano di Elena cedette subito, abituato agli abusi, il cazzo che affondava fino alle palle, facendola gemere forte. 'Cazzo, sì! Più forte!'

Marco ansimava, intrappolato nel suo corpo inerte, costretto a guardare mentre Jamal pompava nel culo della moglie, spinte violente che facevano sobbalzare il materasso. Elena girò la testa verso di lui, occhi pieni di disprezzo. 'Vedi? Questo è un vero uomo. Il tuo cazzetto patetico non mi riempie mai.' Kwame si unì, ficcando il suo membro lungo e curvo in bocca a Elena. Lei succhiò avidamente, la lingua che leccava le vene pulsanti, saliva che colava sul mento mentre ingoiava fino in gola. Ousmane aspettava il suo turno, masturbandosi piano, il cazzo che gocciolava precum sul pavimento.

Dopo minuti di sodomia brutale, Jamal venne: grugnì forte, spingendo in fondo e scaricando fiotti caldi di sborra nell'intestino di Elena. Lei urlò di piacere, il culo che si contraeva intorno al cazzo che si ritraeva, sborra bianca che colava dall'ano dilatato. 'Prossimo,' ordinò lei, girandosi a pancia in su, gambe spalancate. Kwame entrò nella figa, il cazzo che stirava le labbra rosa, affondando con un colpo secco. Elena gemette, le tette che rimbalzavano ad ogni spinta. 'Riempimi la figa, nero! Fammi gonfia di sborra!' Marco piangeva in silenzio, le lacrime che gli rigavano il viso, mentre guardava il ventre della moglie deformarsi sotto gli affondi potenti.

Ousmane non perse tempo: mentre Kwame scopava la figa, lui si mise sopra il viso di Elena, inculandole la bocca con il cazzo curvo. Lei lo prese tutto, la gola che si gonfiava, conati che la scuotevano ma non la fermavano. Jamal, ancora duro, le strizzò i capezzoli, torcendoli fino a farla urlare intorno al membro in bocca. Elena venne per prima, il corpo che si inarcava, la figa che spruzzava umori sul cazzo di Kwame. Lui seguì subito, eiaculando dentro di lei, sborra che traboccava dalle labbra della figa, mescolandosi al sudore. Ousmane la girò di nuovo, inculandola mentre Kwame le riempiva la bocca di un'altra sborrata, sperma che le colava dagli angoli delle labbra.

La notte continuò così: i tre neri ruotarono, inculando e scopando Elena in ogni buco, sborra che le riempiva la figa fino a farla gocciolare sul letto, il culo un buco rosso e aperto. Elena rideva tra un gemito e l'altro, schiaffeggiando il viso paralizzato di Marco. 'Senti l'odore, amore? È il profumo di veri cazzi.' L'umiliazione era totale: Jamal pisciò un po' sulla figa di lei dopo averla riempita, il getto caldo che lavava via la sborra per poi mescolarsi di nuovo dentro. Marco, impotente, sentiva tutto: i suoni bagnati, gli odori muschiati, le urla di piacere della moglie che tradiva ogni suo incubo.

Una notte, però, le cose cambiarono. Elena aveva il ciclo, il sangue che le macchiava le mutande, e non voleva sporcare i suoi amanti. 'Stasera tocca a te, Marco,' disse lei con un ghigno malvagio, mentre lui inghiottiva il sonnifero come sempre. I tre neri entrarono, eccitati dall'idea nuova. Elena lo spogliò, rivelando il corpo magro del marito, il cazzo piccolo e flaccido dal terrore. 'Legatelo,' ordinò, e Jamal e Kwame lo immobilizzarono sul letto, braccia e gambe spalancate, culo esposto.

Marco si svegliò – o almeno credette di svegliarsi – in un incubo peggiore. Il sonnifero lo teneva ancora semi-cosciente, ma sentiva ogni cosa. Elena spalmò vaselina sul suo ano vergine, dita che spingevano dentro senza preavviso. 'Rilassati, cuckold. I miei neri ti apriranno.' Jamal fu il primo: il cazzo enorme, lubrificato, premette contro il buco stretto. Marco urlò dentro di sé, ma solo un gemito debole uscì. La cappella entrò, dilatando l'ano oltre il limite, dolore lancinante che lo squassava. Jamal spinse piano, centimetro dopo centimetro, fino a seppellire tutto dentro, le palle nere contro quelle di Marco.

'Guarda come lo incula,' rise Elena, masturbandosi la figa sanguinante mentre guardava. Jamal iniziò a pompare, spinte lente ma potenti, il culo di Marco che si contraeva inutilmente intorno all'invasore. Kwame si unì, ficcando il cazzo in bocca al marito, scopandogli la gola fino a fargli lacrimare gli occhi. 'Succhia, frocio,' grugnì, spingendo fino alle tonsille. Ousmane frustò leggermente le palle di Marco con la mano, aggiungendo dolore al bruciore anale.

Ruotarono: Kwame lo inculò dopo, il cazzo lungo che grattava le pareti interne, affondi che facevano sobbalzare il corpo di Marco. Elena lo baciò sulla bocca, facendogli assaggiare il sangue del ciclo misto a saliva. 'Senti come ti riempiono? È la tua punizione per i tuoi sospetti stupidi.' Ousmane entrò per ultimo, il membro curvo che torceva l'ano già dilatato, pompando furiosamente fino a venire dentro, sborra calda che inondava le viscere di Marco.

I tre neri eiacularono tutti nel culo del marito: fiotti densi che colavano dall'ano aperto quando si ritrassero, il buco pulsante e rosso. Elena lo pulì con la lingua, leccando la sborra mista a sangue dal suo ano, poi lo costrinse a ingoiare un po' dal suo dito. 'Buona notte, amore,' disse, mentre loro se ne andavano.

Al mattino, Marco si svegliò fradicio di sudore, il corpo dolorante, un bruciore lancinante nel culo che attribuì a un 'mal di pancia'. 'Un altro brutto sogno,' mormorò tra sé, mentre Elena preparava la colazione con un sorriso innocente. Non disse nulla, ma nei suoi occhi c'era una scintilla di terrore. Lei lo baciò, e lui rabbrividì, ignaro che la notte dopo sarebbe stato lo stesso – o peggio.
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